In viaggio sulla Transiberiana d’Italia

ICONA_foto Fra Carpinone a Sulmona, all’insegna della mobilità dolce. La giornata delle “Ferrovie non dimenticate” di Co. Mo. Do. e Legambiente

 

Riscoprire il piacere di percorre le tratte ferroviarie più antiche d’Italia. Al fine di preservare l’identità dei territori e rilanciare il turismo sostenibile. Da nove anni la Confederazione della Mobilità Dolce (Co. Mo. Do) organizza “La giornata delle ferrovie dimenticate” per diffondere la cultura delle mobilità dolce. E quest’anno, in collaborazione con Legambiente, si è voluto estendere l’iniziativa lungo tutta la Penisola, dal 6 marzo al 6 aprile, modificando il titolo: “Ferrovie non dimenticate”.

Ieri è stata protagonista la ferrovia Sulmona-Carpinone-Isernia, nota come la “Transiberiana d’Italia” unendo Abruzzo e Molise lungo 128.7 chilometri in alta quota: la stazione di Rovisondoli-Pescocostanzo, una delle quattro, si trova a 1268,82 metri sul livello del mare ed è la più alta della rete italiana dopo quella del Brennero. È stata inaugurata nel 1897 e dopo la chiusura nel 2011 durante gli ultimi anni è tornata a risplendere con le sue carrozze d’epoca attirando numerosi turisti grazie alla determinazione della Fondazione FS Italiane e associazione “Le Rotaie Molise”. «Si può scegliere una mobilità diversa, capace d’integrarsi perfettamente con il territorio, favorendo le attività imprenditoriali, rispettando l’ambiente. Non esiste soltanto l’alta velocità –ha detto Massimo Bottini, presidente Co. Mo. Do – Per questo sosteniamo l’iniziativa parlamentare dell’8 luglio 2015 per la tutela e la valorizzazione del patrimonio ferroviario abbandonato. Ci sono 1.189 km di binari dimessi che possono diventare una risorsa per l’economia italiana, integrando la mobilità dolce con le altre forme di trasporto pubblico».

Il turismo ecosostenibile legato alla mobilità dolce del resto funziona e lo testimonia proprio la Transiberiana d’Italia. Con 25 viaggi all’anno si è riusciti ad attrarre, nel solo 2015, 9.500 turisti con un ritorno economico di sola biglietteria pari a 360mila euro. Ma l’impegno da parte degli amministratori dei diversi territori rimane un requisito fondamentale. Per garantire una maggiore qualità dei servizi, infatti, serve una manutenzione costante. «Vorremmo una maggiore partecipazione da parte delle istituzioni locali perché quella della mobilità dolce è un’opportunità da non perdere per il futuro dei nostri territori – ha sottolineato Enrico Fontana, della segreteria nazionale di Legambiente – Si commette un grosso errore nel tagliare i fondi al trasporto locale. Nell’ultimo anno si è passati da 6.2 miliardi a 4.9 miliardi. Chiediamo al governo di ripristinare i fondi per il trasporto regionale invece di investire 5 miliardi di euro sull’autostrada dei Fiori. E alle Regioni chiediamo di destinare l’1% degli investimenti previsti dai contratti di servizio che sono in fase di rinnovo alle ferrovie turistiche, a cominciare proprio dalla Transiberiana».