martedì 1 Dicembre 2020

600 sismografi per ascoltare la voce delle Alpi

Club alpino in Asvis

Si estende per più di 200 km la rete di 600 sismografi che è in ascolto della “voce” delle Alpi, per riuscire a stimare meglio il rischio di terremoti in queste regioni. Dai Pirenei all’Ungheria, da Francoforte alla Corsica. Il progetto AlpArray, descritto sulla rivista Surveys in Geophysics, comprende 36 istituzioni di 11 Paesi ed è coordinato da György Hetényi dell’Università di Losanna, Edi Kissling e Irene Molinari del Politecnico di Zurigo (Eth) e da John Clinton del Servizio Sismologico Svizzero. “Le stazioni sono estremamente sensibili, – spiega Hetényi – possono rilevare un leggero terremoto che avviene in Giappone, così come le migliaia di eventi sismici che si registrano ogni anno nell’area delle Alpi e che non vengono neanche avvertiti dalla popolazione”. I sensori di AlpArray sono sotterrati nei campi, nascosti nei fienili e anche posizionati sul fondo del Mediterraneo: la stazione più alta si trova a 3.005 metri di altitudine, mentre quella più bassa è a 2.771 metri di profondità sotto il livello del mare. Sono disposte a formare una rete di forma esagonale, “in modo che nessun’area si trovi a più di 30 km da un sensore”, aggiunge Hetényi. Lo scopo del progetto, oltre alla catalogazione dei terremoti, è anche quello di comprendere meglio la struttura e la composizione dello strato più esterno della Terra, la litosfera, formata da crosta terrestre e una parte del mantello fino a una profondità di 660 km: a questi livelli è possibile trovare tracce degli antichi fondali oceanici risalenti a decine di milioni di anni fa. La rete di sismografi è operativa da luglio 2017 e i primi risultati dovrebbero arrivare nel 2019.

Redazionehttps://www.lanuovaecologia.it
Nata nel 1979. è la voce storica dell'informazione ambientale in Italia. Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia

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