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5G, no all’innalzamento dei limiti di esposizione ai campi elettromagnetici

La proposta di adeguare i limiti italiani a quelli europei, 100 volte più alti, è stata fatta per il Pnrr. Legambiente: “Una decisione inopportuna”

Una vera bufera si è alzato contro il parere della Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni  che invita il governo e prevedere nel PNRR l’adeguamento «degli attuali limiti sulle emissioni elettromagnetiche a quelli europei». La società civile delle associazioni e i comitati, da Legambiente all’Alleanza Stop 5G, si mobilitano per protestare. “Non si comprende il parere favorevole alla valutazione di innalzamento dei limiti di esposizione all’inquinamento elettromagnetico in Italia per il PNRR – scrive il presidente di Legambiente Stefano Ciafani -. Implementare nuovi tipi di radiofrequenze, come alcune di quelle utilizzate con il 5G, con un contemporaneo innalzamento dei limiti di protezione, non è necessario tecnicamente e quanto meno inopportuno, considerando i pericoli emersi da studi sperimentali ed epidemiologici sulle frequenze già in uso. Qualora tale proposta venisse accolta nella normativa nazionale, non potremmo che ravvisarvi motivate criticità sul piano sanitario”.

Italia vs Europa


“Asserire che i limiti italiani sono inferiori solo di tre volte a quelli europei, quando lo sono di 100 volte in termini di densità di potenza, è riduttivo e fuorviante rispetto alla reale entità del cambiamento. L’Italia ha una normativa molto avanzata sotto il punto di vista della tutela della salute: sono gli altri paesi europei che devono allinearsi al nostro e non viceversa” – Stefano Ciafani

Finora l’Italia ha adottato i limiti più bassi nel range previsto dalle Raccomandazioni dell’Unione Europea, il rischio è dunque quello che si vada a innalzare la soglia massima dell’elettrosmog a cui viene esposta la popolazione. E questo allarma ancora di più in quanto arriva contestualmente all’introduzione massiccia del 5G.

Il 24 marzo la IX Commissione Permanente della Camera dei deputati ha, infatti, espresso parere favorevole sulla proposta di adeguamento dei limiti di immissione elettromagnetica a quelli proposti a livello europeo di 61 Volt/metro, che assumono come effetti avversi solo gli effetti termici, cioè il riscaldamento dei tessuti.

In Italia il limite massimo di esposizione al campo elettrico a radiofrequenza (CEMRF) è di 20 Volt/metro (40 V/m per le onde centimetriche) per esposizioni brevi od occasionali, mentre è di 6 Volt/metro il tetto di radiofrequenza (valore di attenzione) per il campo elettrico generato dalle radiofrequenze/microonde per esposizioni all’interno di edifici adibiti a permanenza non inferiore a quattro ore giornaliere (DM 381/ 98 e del DPCM8/7/2003).

“Asserire che i limiti italiani sono inferiori solo di tre volte a quelli europei, quando lo sono di 100 volte in termini di densità di potenza, è riduttivo e fuorviante rispetto alla reale entità del cambiamento. L’Italia ha una normativa molto avanzata sotto il punto di vista della tutela della salute: sono gli altri paesi europei che devono allinearsi al nostro e non viceversa” prosegue Stefano Ciafani.

Il limite proposto di 61 Volt/metro non tiene conto delle numerose evidenze scientifiche in laboratorio che hanno ormai dimostrato la presenza di effetti biologici non termici anche molto gravi, fino a forme tumorali, anche in presenza di livelli di esposizione inferiori. Inoltre, va sottolineato che i livelli di riferimento di cui all’allegato III della Raccomandazione del Consiglio 1999/519/CE di 61 Volt/metro per gli effetti termici risultano 100 volte superiori a quelli italiani quando confrontati con i nostri valori di attenzione.

5G: tutti i no dettati dalla scienza

La proposta di valutazione di innalzamento dei limiti di esposizione ai campi elettromagnetici proposta per il PNRR va respinta per motivi scientifici ed etici: ne è convinta Legambiente, preoccupata per la tutela della salute e dell’ambiente correlati al rischio emergente dell’inquinamento elettromagnetico, anche in relazione alle nuove tecnologie come il 5G per la telefonia mobile e all’Internet Of Things (IOT). Insieme a scienziati e ad altre associazioni, enti, comitati cittadini, Legambiente si è appellata al presidente del Consiglio dei ministri Mario Draghi, alla presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati e al presidente della Camera dei deputati Roberto Fico illustrando in una lettera le ragioni dei propri timori.

Legambiente e tutti i firmatari ritengono fondamentale:

  • mantenere per i campi elettrici generati dalle radiofrequenze/microonde all’interno di edifici adibiti a permanenze non inferiori a quattro ore giornaliere, il valore di protezione di 6 Volt/metro;
  • riportare la misurazione del campo elettrico o della densità di potenza dell’onda elettromagnetica per i controlli dei Comuni e delle ARPA a medie sui 6 minuti invece che nelle 24 ore, come prevedeva la norma tecnica CEI 211-7, modificata dal decreto legge del Governo Monti n. 179/2012;
  • mantenere e favorire lo strumento del regolamento Comunale come forma di pianificazione territoriale e tutela sanitaria, in particolare per categorie particolarmente vulnerabili;
  • finanziare ricerche indipendenti, epidemiologiche e sperimentali, sulle onde centimetriche del 5G a 26 GHz (non ancora studiate in maniera adeguata,) finalizzate ad approfondire i possibili impatti sulla salute.

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Redazionehttps://www.lanuovaecologia.it
Nata nel 1979. è la voce storica dell'informazione ambientale in Italia. Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia

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