mercoledì 20 Gennaio 2021

5G, la parola all’esperto

Dal mensile di dicembreIntervista a Fiorella Belpoggi, direttrice scientifica dell’Istituto Ramazzini di Bologna: “C’è paura quando manca chiarezza. I limiti di esposizione restino bassi” 

In ufficio, in macchina, all’aria aperta e addirittura in cucina: la tecnologia ormai pervade le nostre vite in ogni ambito, tanto da sembrare irrinunciabile. Nell’occhio del ciclone c’è il 5G (acronimo di 5th generation), cioè l’insieme di tecnologie i cui standard definiscono la quinta generazione delle reti mobili. Sarà in grado di garantire velocità più elevate di download, upload e trasmissione dati, gestire una maggiore quantità di dispositivi e interagire con apparecchi appositamente progettati come cellulari, tablet e molti altri oggetti smart che caratterizzano il cosiddetto “Internet delle cose” (IoT o Internet of things). Lo sviluppo tecnologico del sistema di telecomunicazioni non è stato però accompagnato da campagne di informazione, né da leggi specifiche. La mancanza di questi elementi, insieme ad alcune controversie scientifiche, ha facilitato la diffusione di convinzioni errate e paure spesso infondate. Per fare chiarezza ne abbiamo parlato con Fiorella Belpoggi, direttrice scientifica dell’Istituto Ramazzini di Bologna.

Professoressa, crede che i vantaggi offerti dal 5G siano sufficienti per giustificare eventuali rischi derivanti dal suo utilizzo?

Gli eventuali rischi vanno governati, mai accettati come consuetudine o per mantenere uno stato di comfort. Non è vero che tutto ciò che è nuovo è buono. Attualmente i mezzi per governare un eventuale pericolo sono a disposizione della politica e dei cittadini, basti pensare ai successi ottenuti con le regole stabilite per evitare l’esposizione al fumo di sigaretta. Se si vuole, le tecnologie possono procedere nell’innovazione mantenendo livelli alti di sostenibilità sanitaria.

Esistono prove che possa essere rischioso per la salute umana?

I tecnici delle compagnie sostengono che la tipologia di trasmissione e la capacità di penetrazione nel corpo, che dovrebbe limitarsi al solo strato cutaneo, diminuiscono l’esposizione. Ma il 5G non sostituisce le antenne 2, 3 e 4G, quindi i campi elettromagnetici generati si sommeranno e aumenteranno l’esposizione totale. Non esistono studi adeguati per definire i pericoli delle onde millimetriche utilizzate per il 5G (26.000 MHz), ma esistono studi che evidenziano pericoli di cancerogenicità nelle bande dell’ordine di grandezza dei 700-3.600 MHz, cioè le bande utilizzate dal 5G. Quindi al momento non si può né escludere né affermare che le nuove onde millimetriche siano cancerogene o più pericolose delle precedenti.

Come potremmo governare i rischi prodotti?

Si potrebbero inserire nei programmi scolastici lezioni sull’uso dei telefoni cellulari, per esempio. In fondo quando è stata messa sul mercato l’automobile sono nate le scuole guida e la patente. Oppure si potrebbe chiedere alle compagnie di produrre telefoni più sicuri, con auricolare incorporato affinché il telefono funzioni solo quando è lontano dalla testa. Sarebbe molto importante informare i cittadini sui rischi, ma anche sulle opportunità di sviluppo digitale. Se i cittadini hanno paura è perché non c’è chiarezza e soprattutto perché nessun ente istituzionale, compresi l’Istituto superiore di sanità e l’Oms, ci garantisce che non verranno innalzati i limiti di esposizione ai campi elettromagnetici attualmente in uso in Italia, fra i più bassi al mondo, che ci permettono di considerare sostenibili anche a lungo termine le frequenze già in uso e quelle 5G.

Cosa pensa dell’ipotetica correlazione fra 5G e Coronavirus?

Il legame fra Covid-19 e 5G non è supportato dalle necessarie prove scientifiche. Esistono alcuni studi che hanno riscontrato un abbassamento delle difese immunitarie correlato alle radiofrequenze, ma non ritengo che siano adeguati. Per la mia esperienza nella tossicologia ambientale credo che siano molto più robuste le prove di un effetto immunodepressivo provocato da alcuni composti associati ai carburanti e da molti pesticidi che inquinano aria, acqua e suolo, pregiudicando lo stato di salute della popolazione.

Leggi anche il POSITION PAPER di LEGAMBIENTE

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Giulia Assogna
Biologa specializzata in Biodiversità e Gestione degli ecosistemi. Dopo lo studio in Spagna, un periodo di ricerca sul campo nella foresta brasiliana (Bahia) e un Master in Comunicazione della scienza, ora si occupa di giornalismo ambientale, ecologia, evoluzione e progressi biotecnologici. Collabora con La Nuova Ecologia, Le Scienze e Mind.

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