40 anni di Nuova Ecologia. Nucleare in prima

La nostra copertina di aprile 1979 dedicata all’incidente alla centrale di Harrisburg in Pennsylvania, che scosse le coscienze prima di quello di Cernobyl del 1986

Immagine della centrale nucleare Three Mile Island

Aprile 1979. Mezza copertina del nostro mensile la dedicammo al primo grave incidente in una centrale nucleare, accaduto il 29 marzo, pochi giorni prima della chiusura del numero che stampavamo in 10.000 copie alla tipografica di Milano del quotidiano il manifesto. L’incidente alla centrale Three Mile Island di Harrisburg in Pennsylvania (nella foto), che ha scosso le coscienze in tutto il mondo e dato forza ai movimenti antinucleari in Europa e America, fu meno grave di quello che sarebbe avvenuto ad aprile 1986 a Cernobyl in Ucraina, ma con una preoccupante fuga di materiale radioattivo nell’ambiente esterno. Per dimostrare oggettivamente i rischi, la confusione e la mancanza di sicurezza del nucleare la redazione decise di pubblicare la traduzione integrale (4 pagine fitte) dei dispacci dell’Agenzia di controllo nucleare del governo statunitense. “Non c’è da fidarci di quel che raccontano i governi sulla sicurezza del nucleare – scrivevo nel mio editoriale – ma poiché non vogliamo reazioni emotive sosteniamo una seria politica di risparmio energetico e il ricorso alle risorse rinnovabili capaci di trasformare la produzione e la vita”. Il secondo titolo di copertina del numero è un’analisi del piano triennale del governo di allora, il quinto esecutivo guidato da Giulio Andreotti, il primo a dedicare una parte sull’ambiente (il ministero non c’era ancora), firmato da Virginio Bettini, Laura Conti e Giorgio Nebbia.

Nuova Ecologia cover aprile 1979La copertina del n. 4 aprile 1979 di Nuova Ecologia

Un numero de La Nuova Ecologia smilzo quello di aprile di 40 anni fa, appena 16 pagine, perché il precedente di marzo ne contava ben 40: una monografia scritta con e da architetti e ingegneri del Politecnico di Milano (Gianni Silvestrini, Gianni Scudo, Maria Bottero), dal titolo “Il sole in casa”, dedicato all’architettura bioclimatica. Come costruire o ristrutturare case che non avevano più bisogno di caldaie, perché́ ben isolate ma soprattutto capaci di regolare la temperatura interna sfruttando il sole, l’aria, l’accumulo dei muri, pannelli solari e rinnovabili di prossimità. Oggi la chiamiamo edilizia passiva, gli attribuiamo la classe A, oro o platino, parliamo di “zero emissioni”, si progetta al computer, ma i principi guida si mettevano a punto allora, negli esempi sperimentali illustrati sul nostro giornale.

di Andrea Poggio
Vicedirettore di “Nuova Ecologia” dal 1980 al 1983, direttore responsabile nel 1984

Articolo tratto dal numero di aprile 2019 di Nuova Ecologia