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Custodi di orchidee

Dal mensile – Una comunità di volontari partecipa a un progetto europeo per ripopolare di piante spontanee il Parco del Po vercellese-alessandrino, in Piemonte, e quello di Portofino, in Liguria

Una comunità di volontari è all’opera per salvare le orchidee spontanee, tipiche delle praterie italiane ad alta biodiversità, in declino per la perdita di habitat e per la presenza di specie vegetali arbustive e arboree che le soppiantano. I volontari hanno l’obiettivo di ripopolare un’area di 100 ettari in Piemonte e di quasi due in Liguria, con nove specie di orchidee, di cui due estremamente rare: Himantoglossum adriaticum e Orchis patens, presente in Europa solo nell’area intorno a Genova. A queste si aggiungono Ophrys apifera, Ophrys fuciflora, Ophrys bertolonii, Orchis antropophora, Himantoglossum robertianum, Serapias neglecta e Anacamptis morio, meno rare a livello europeo e italiano, ma comunque in pericolo.

La comunità di “custodi delle orchidee” è nata grazie al progetto Life “Orchids”, finanziato dall’Unione Europea. Il programma si concluderà ad agosto 2023 e prevede il ripristino dell’habitat di interesse comunitario 6210, prioritario per la presenza di orchidee, definito semi naturale perché il suo mantenimento richiede attività di sfalcio e di pascolo oggi abbandonate.

Le orchidee sono organismi molto specializzati, che hanno bisogno di spazi aperti, generalmente assolati, e che dipendono sia dagli impollinatori per la riproduzione che dalla simbiosi con funghi del sottosuolo, a loro volta minacciati dai cambiamenti ambientali. In Italia esistono circa 230 specie di orchidee, che hanno organi sotterranei perenni come tuberi o bulbi. Durante la stagione più calda la parte fiorale si secca, per poi ricomparire in primavera o a inizio estate, se le condizioni ambientali lo permettono.

«Le orchidee sono in realtà delle specie bandiera – spiega Simona Colombo di Legambiente Lombardia, responsabile del progetto – proteggendo loro si conserva un sistema intero di praterie, che senza le tradizionali attività agro-pastorali sta cambiando forma». Le aree interessate dal progetto sono due parchi regionali del Nord Italia: il Parco del Po vercellese-alessandrino, in Piemonte, e quello di Portofino, in Liguria, dove per ripristinare l’habitat di interesse e far tornare le orchidee si rende necessario riprendere gli sfalci, rimuovere le specie invasive e rinforzare le piccole popolazioni di specie target, costituite da pochi individui, che altrimenti andrebbero incontro a un inevitabile impoverimento genetico che determinerebbe problemi di sviluppo e infertilità. Per raggiungere gli obiettivi proposti, il progetto segue parallelamente diversi aspetti

«Le specie più a rischio – riprende Simona Colombo – come Orchis patens, protette da rigide leggi specifiche, possono essere reinserite solo in micro riserve appositamente sviluppate all’interno dei parchi regionali con l’aiuto delle Università di Torino e Genova». Per arricchire le popolazioni naturali senza perdere variabilità genetica, infatti, i ricercatori portano avanti in laboratorio l’impollinazione fra piante lontane e la germinazione dei semi, in condizioni sperimentali, in modo da produrre grandi quantità di piantine “in barattolo” pronte per essere reintrodotte nel loro habitat naturale. «L’anno scorso erano stati raccolti i semi, ma poi purtroppo la pandemia ha bloccato questa fase del progetto – racconta – Speriamo vada meglio il prossimo anno».

In giardini privati o spazi pubblici, invece, i cittadini possono aderire al progetto e diventare “custodi” di orchidee per impegnarsi autonomamente nella manutenzione e nel ripristino degli habitat. Una volta stabilita l’adesione al progetto, i custodi ricevono un attestato, un kit di riconoscimento con la documentazione ufficiale, cartelli e adesivi da affiggere per individuare l’area, oltre che manuali e linee guida per la gestione del territorio. L’accordo prevede l’impegno di entrambe le parti, con momenti di formazione, incontri di conoscenza e condivisione di esperienze.

«Nonostante il difficile periodo trascorso, stanno aderendo molti Comuni e aziende agricole, soprattutto biologiche, nella speranza di vedere presto tornare gli habitat originari e fiorire nuove orchidee», conclude Simona Colombo. Un modo inconsueto e coinvolgente per prendersi cura, insieme, di un patrimonio naturale dal valore inestimabile.

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Giulia Assogna
Biologa specializzata in Biodiversità e Gestione degli ecosistemi. Dopo lo studio in Spagna, un periodo di ricerca sul campo nella foresta brasiliana (Bahia) e un Master in Comunicazione della scienza, ora si occupa di giornalismo ambientale, ecologia, evoluzione e progressi biotecnologici. Collabora con La Nuova Ecologia, Le Scienze e Mind.

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