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Il 2020 si prepara a diventare l’anno più caldo

L'immagine di un'area desertica in Qatar

Il 2020 si avvia a diventare l’anno più caldo da quando sono iniziate le misurazioni, secondo i meteorologi, che stimano possa battere il record stabilito quattro anni fa. Anche se il blocco provocato dal Coronavirus ha temporaneamente “pulito” l’atmosfera, non ha avuto alcuna conseguenza sul clima, che ha bisogno di misure più profonde e continuative, come dicono gli scienziati.

Da gennaio, i record di temperatura sono stati superati dall’Antartico alla Groenlandia, fenomeno sorprendente visto che quest’anno non ha subito l’influenza di El Niño solitamente associato alle alte temperature. La National Oceanic and Atmospheric Administration degli Stati Uniti calcola che c’è una probabilità del 75% che il 2020 sia l’anno più caldo da quando sono iniziate le misurazioni.

Un calcolo separato di Gavin Schmidt, il direttore del Nasa Goddard Institute for Space Studies di New York, ha trovato una probabilità del 60% che quest’anno stabilisca un record. Il Met Office è più cauto, stimando una probabilità del 50%. In ogni caso, dunque, tutti sono concordi sull’anomalia climatica in atto.

Questo gennaio è stato il più caldo mai registrato, lasciando molte nazioni artiche senza neve. A febbraio, una base di ricerca in Antartide ha registrato per la prima volta una temperatura di oltre 20°C. All’altro capo del mondo Qaanaaq, in Groenlandia, ha stabilito il record di 6°C in una domenica di aprile.

Nel primo trimestre, il riscaldamento è stato più pronunciato in Europa orientale e in Asia, dove le temperature sono state di 3°C sopra la media. Nelle ultime settimane, gran parte degli Stati Uniti ha subito un soffocamento. Venerdì scorso, secondo il National Weather Service, il centro di Los Angeles ha raggiunto i 34°C , record per il mese di aprile. Anche l’Australia occidentale ha registrato un caldo record. 

Anche se la pandemia ha ridotto almeno temporaneamente la quantità di nuove emissioni, Karsten Haustein, specialista del clima all’Università di Oxford, ha detto che l’accumulo di gas serra nell’atmosfera rimane una preoccupazione enorme. “La crisi climatica continua senza sosta”, spiega Haustein in un articolo di Jonathan Watts del Guardian. “Le emissioni scenderanno quest’anno, ma le concentrazioni continuano ad aumentare. È molto improbabile che riusciremo a notare il rallentamento dell’aumento dei livelli di gas serra nell’atmosfera”. Ora, però, abbiamo l’opportunità unica di riconsiderare le nostre scelte e di usare la crisi del virus come catalizzatore per adottare energia e mezzi di trasporto più sostenibili.

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Redazionehttps://www.lanuovaecologia.it
Nata nel 1979. è la voce storica dell'informazione ambientale in Italia. Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia

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