Italia, 2018 anno più caldo. Per l’esperto “necessaria una riduzione della concentrazione di Co2”

Lo dice Michele Brunetti, responsabile della Banca dati di climatologia storica del Cnr-Isac. Negli ultimi dodici mesi nel nostro Paese “la temperatura è aumentata maggiormente della media globale”

L'immagine di Bologna in una giornata estiva

“La temperatura in Italia è aumentata in modo significativo negli ultimi decenni e tale aumento non è stato lineare, infatti il trend è via via più forte man mano che si considerano periodi sempre più”. Michele Brunetti, responsabile della Banca dati di climatologia storica dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche Cnr-Isac di Bologna, il dato secondo cui il 2018 è stato l’anno più caldo in Italia dal 1800

“A titolo di esempio il trend dal 1950 ad oggi è di 0,26 gradi ogni decennio, dal 1980 ad oggi è di 0,44 gradi ogni decennio – ha proseguito Brunetti, il quale ha precisato che in Italia “la temperatura è aumentata maggiormente della media globale, ma ci sono zone dove è aumentata ancora di più come in Artico. Dal 1800 ad oggi l’aumento stimato per l’Italia è di 2,2 gradi, quindi come Italia siamo già oltre i limiti di 1,5 e 2,0 rispetto all’epoca pre-industriale”, vale a dire il target di aumento massimo fissato dalla Cop21 a Parigi e quello auspicato come risultato da raggiungere.

Per Brunetti gli effetti di questo aumento di temperatura “sono già visibili sia a scala locale (con la fusione dei ghiacciai Alpini, l’aumento dei periodi siccitosi che provocano come conseguenza una maggiore esposizione al rischio incendi), sia a scala globale (aumento del livello medio dei mari, fusione della calotta polare artica, perdita di biodiversità). Occorre accelerare gli interventi per una riduzione drastica della concentrazione di Co2 in atmosfera per poter invertire questa tendenza”.