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CAMPANIA

 

 

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L'emergenza che brucia

di RAFFAELE LUPOLI

Il termovalorizzatore di Acerra

Tornano rifiuti in strada e proteste e l’unica soluzione messa in campo è quella degli inceneritori. Anche per la Corte dei Conti il mancato decollo della differenziata in Campania è da ricondurre a una strategia incentrata sul ‘recupero energetico’
Link La delibera della Corte dei Conti

Il quarto termovalorizzatore si deve fare e deve essere destinato a smaltire le ecoballe. Le parole di Silvio Berlusconi nel corso della conferenza stampa all'impianto di incenerimento di Acerra, come sempre, riescono a dare per già realizzati impianti ancora nemmeno progettati. L’effetto annuncio prima di tutto. Prima ha tranquillizzato che in 18 mesi saranno pronti i due inceneritori di Napoli est e Salerno, salvo poi sentir dire a Bertolaso che nella migliore delle ipotesi in questo lasso di tempo termineranno i lavori, ma per collaudare e mettere in funzione l'impianto ci vorranno almeno altri sei mesi.

Il presidente del consiglio ha incontrato ieri il sindaco di Acerra e tra qualche giorno lo incontrerà di nuovo "proprio al fine di tranquillizzare la popolazione". L'impianto di Acerra ha detto Berlusconi, "funziona bene", e i dati relativi all'inquinamento non destano alcuna preoccupazione, tanto che lo stesso capo della Protezione civie lo ha annoverato tra quelli all’avanguardia in Italia e in Europa. Poi, in merito agli altri impianti previsti dal piano, ha sottolineato che "è stato aperto un tavolo sul termovalorizzatore di Salerno, tra De Luca e Cirielli (sindaco e presidente della Provincia, ndr) per vedere di chi sarà la responsabilità per indire la gara d'appalto", che sarebbe la terza dopo che una è andata deserta e a un’altra ha partecipato soltanto una cordata che non ha convinto De Luca, tanto che ha annullato la gara.

Tutto procede spedito, dunque. O almeno così si vuol far credere. Tanto che Berlusocni promette addirittura il quarto impianto, per rispondere, ovviamente con le fiamme dei forni di un ulteriore termovalorizzatore, al grido d'allarme delle popolazioni che da Giugliano al Casertano chiedono di sapere che fine faranno i sei milioni di cosiddette "ecoballe" giacenti da anni nei campi della regione, fino a diventare ormai un pezzo di paesaggio nella (in quelle zone "ex") Campania felix. Nel frattempo, in virtù di un’ordinanza del presidente della Provincia di Napoli Luigi Cesaro, le ecoballe a Taverna del Re, in quel di Giugliano, aumenteranno. “L'ordinanza firmata per l'area 12 di Taverna del Re - ha rassicurato Cesaro - riguarda l'autorizzazione di un sito di trasferenza, necessario solo per un breve periodo di tempo''. Parole già sentite anche queste.

L’impressione, insomma, è sempre la stessa. Torna la cosiddetta emergenza e l’unica soluzione messa in campo è quella degli inceneritori, un business non da poco se è vero che Impregilo, la cui posizione in questa vicenda è ancora sotto la lente della magistratura, chiede 350 milioni di euro per cedere l’impianto di Acerra alla Regione. Mentre quasi mai si fa menzione del resto della filiera del trattamento rifiuti: ricordiamo che la frazione umida viene spedita dritta in Sicilia (con i costi che si possono immaginare) perché in Campania mancano impianti di compostaggio. Quello realizzato a San Tammaro, nel casertano, giace inutilizzato e un altro inaugurato nel 2008, dopo tante peripezie, a Molinara (Benevento) è stato sequestrato in aprile per carenze strutturali. Solo a fine anno, ha annunciato di recente l’assessore regionale all’Ambiente Giovanni Romano, dovrebbe essere inaugurato il primo impianto di compostaggio anaerobico in provincia di Salerno, con un secondo che dovrebbe aprire a Eboli la prossima primavera.

Che ci sia un’attenzione sproporzionata e quantomeno sospetta verso la costruzione di nuovi inceneritori, alla faccia delle direttive europee che li considerano residuali rispetto a riduzione e riciclo, lo conferma anche la Corte dei Conti in una recente relazione. Per la magistratura contabile il mancato decollo della raccolta differenziata in Campania è da ricondurre “ad una strategia sino ad ora incentrata sulla filiera del ‘recupero energetico’ (vale a dire sulla impiantistica da Cdr a supporto dei termovalorizzatori) anziché sulla realizzazione di infrastrutture a sostegno della filiera del ‘recupero di materia’ (isole ecologiche, impianti di selezione e valorizzazione della frazione secca, impianti di compostaggio e digestione anaerobica nonché di recupero di rifiuti inerti)”.

Altro che bruciare “miracolosamente” le tappe: in Campania l’obiettivo è accumulare monnezza perché qualcuno si arricchisca bruciandola negli inceneritori.

 

29 ottobre 2010 - TAG: Campania | Rifiuti | Inceneritore |


 

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