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DIANA

 

 

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Buone notizie
da Gomorra

di TONI MIRA

Lavorazione delle plastice

Un'imprenditore dell'agro aversano, figlio di una vittima della camorra, aiuta le cooperative antimafia e assume il figlio di un collega assassinato nel maggio 2008 per essersi ribellato al racket. Ora i due lavorano e una cooperativa per la raccolta differenziata

Essere bravi e onesti imprenditori del settore rifiuti in Campania è già un miracolo. Aiutare uno sfortunato collega vittima della mafia e una cooperativa che gestisce terreni confiscati lo è ancora di più. Così come promuovere, nel casertano, una cooperativa sociale per la raccolta differenziata. Questa volta vi racconto una bella storia che, proprio in quanto tale, è una signora notizia. Perché, come dice sempre più spesso don Luigi Ciotti, dobbiamo raccontare le “buone notizie” soprattutto là dove sembrerebbero essercene solo di cattive. E questo è proprio il nostro caso. Siamo, infatti, a Gricignano d’Aversa, provincia di Caserta, in quell’Agro aversano regno del potentissimo clan camorrista dei Casalesi e patria delle ecomafie.

Il personaggio è Antonio Diana, un nome che i lettori di Nuova Ecologia dovrebbero ricordare. Assieme all’amico e socio, altrettanto bravo, Luciano Morelli (le loro società si occupano di riciclaggio delle bottiglie di pet e di recupero imballaggi), è stato candidato nel 2007 come “ambientalista dell’anno” e anche, indirettamente, lo scorso anno, perché ha sostenuto la bellissima iniziativa di raccolta differenziata di alcune perrocchie di Caserta. Ma evidentemente ad Antonio tutto questo non basta. Così, in attesa che nasca una cooperativa anche nel casertano (per fortuna è imminente...), poche settimane fa ha regalato un camioncino alla cooperativa calabrese Valle del Marro che coltiva con successo terreni confiscati alla ‘ndrangheta. Ma Antonio, ovviamente, guarda anche alla sua terra.
 
Poco prima di Natale i giornali locali avevano pubblicato una triste notizia: il figlio di Domenico Noviello, l’imprenditore coraggioso che fin dal 2001 aveva denunciato il racket e proprio per questo ucciso il 16 maggio 2008 dal gruppo di fuoco di Giuseppe Setola, si trovava in difficoltà. Letto e... fatto. Antonio gli ha offerto un posto di lavoro nella sua azienda. Una solidarietà in nome di un comune destino. Anche il papà di Antonio, infatti, venne ucciso dalla camorra nel 1985, perché aveva avuto il coraggio di dire “no”. Inoltre, e certo non è un caso, i due genitori erano amici. Ora i due figli lavorano assieme. E Massimo Noviello, tra l’altro, si occuperà di un altro bel progetto di Antonio: una cooperativa sociale, in collaborazione col comitato don Peppe Diana, che si occupi di raccolta differenziata dei rifiuti. Insomma, se non il premio “ambientalista dell’anno” almeno un premio “grazie Antonio” certamente lo merita.

 

31 gennaio 2009 - TAG: Diana | Noviello | Casal di Principe |


 

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