Oltre duemila persone tra parti civili e semplici spettatori del processo contro i vertici della multinazionale svizzera. Malati con un destino segnato, oppure madri, padri e figli di chi è stato ucciso dal minerale killer
I primi sono arrivati al Palagiustizia di Torino che era da poco spuntato il sole. Tutti in fila, silenziosi, molti con il vestito delle grandi occasioni. Sono arrivati a bordo di pullman dalla vicina Casale Monferrato. Ma anche da Napoli e Reggio Emilia, e persino dalla Francia, dal Belgio e dalla Svizzera. Ognuno con la propria storia tragica e dolorosa. Ognuno con la speranza di ottenere finalmente "giustizia". È la Spoon River dei morti d'amianto, oltre 2 mila persone tra parti civili e semplici spettatori del processo contro i vertici della Eternit. Malati con un destino segnato, oppure madri, padri e figli di chi è stato ucciso dal minerale killer. Un pubblico ordinato, che manifesta in modo composto il proprio dolore. "Un solo essere umano ha più valore che tutto l'amianto e il profitto del mondo", si legge sullo striscione dei minatori francesi arrivati dalla Borgogna con il casco in testa e indosso un k-way arancione.
"Signor Stephan Schmidheiny (uno dei due imputati, ndr) la attendiamo anche in Svizzera", recita invece quello dell'associazione elvetica delle vittime dell'amianto. Gli italiani passeggiano con la bandiera tricolore sulle spalle, marchiata dall'inequivocabile scritta "Eternit: giustizia!". Uno slogan che anima le manifestazioni organizzate per l'occasione, davanti al tribunale, dai sindacati e dalla Rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro. Molti hanno un adesivo attaccato alla giacca, all'altezza del cuore, che recita "strage Eternit: giustizia", mentre i 'compagni di battaglia' francesi stringono tra le mani alcune sagome d'uomo fatte con il cartone. Ognuna con un nome su cui aleggia l'ombra dell'amianto, la stessa che si intravede sui manifesti funebri appoggiati alla cancellata del tribunale.
Quando il presidente della prima sezione del tribunale, Giuseppe Casalbore, dà inizio all'udienza, ogni manifestante prende la sua strada. Le parti civili entrano nel Palagiustizia e si sistemano in una delle tre aule loro riservate - la 2, la 5 e l'aula magna. Per il pubblico c'é anche l'Auditorium del vicino palazzo della Provincia di Torino, in collegamento audio-video con il processo. Qui si sistemano soprattutto francesi e belgi. Ma manca l'interprete e così, alla prima pausa dei lavori, decidono di lasciare l'aula per tornare al Palagiustizia e mescolarsi con tutti gli altri. "Verremo qui tutte le volte che sarà necessario", dice Anna Carelli, che sull'altare dell'amianto ha visto morire il papà, per diciotto lunghissimi anni operaio alla Eternit. "Non per i soldi del risarcimento danni che speriamo di ricevere - aggiunge - perché nessuna cifra potrà ripagarci delle sofferenze subite, ma per rispetto dei nostri morti". Quasi 3 mila vittime. (Ansa)
11 dicembre 2009 - TAG: Eternit | Torino | Amianto |