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Clima, pressing Ue su Cina e Usa
«A Copenaghen trovino l'accordo»

Bandiere Ue all'Europarlamento

A due settimane dalla conferenza sul clima, l'Unione europea chede a Washington e Pechino di formulare una proposta precisa e ambiziosa. Per il ministro svedese Carlgren «senza Stati Uniti e Cina si ridurrebbe solo la metà delle emissioni necessarie»

A due settimane dall'avvio della conferenza di Copenaghen sul clima, l'Unione europea lancia un appello a Washington e Pechino perché mettano sul tavolo una proposta precisa ed ambiziosa. "Il problema dei cambiamenti climatici attende risposte oramai da troppo tempo. È arrivato il tempo per un accordo ambizioso. Dobbiamo essere chiari: un accordo può stare in piedi o cadere, dipende dalla volontà di Stati Uniti e Cina che dovranno mettere un'offerta concreta sul tavolo", ha detto il ministro svedese Andreas Carlgren, il cui paese è presidente di turno della Ue, intervenendo alla plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo.

In queste due settimane, la Ue ha intenzione di martellare i partner perché l'occasione offerta da Copenaghen non venga mancata e i negoziati possano dare al mondo una nuova cornice "vincolante, comprensiva ed ambiziosa" per combattere il riscaldamento del pianeta, in sostituzione del protocollo di Kyoto, che scade alla fine del 2012. "Dobbiamo ridurre tutte le emissioni e senza Stati Uniti e Cina se ne ridurrebbero solo la metà", ha insistito Carlgren, confermando che l'Unione europea é pronta a ridurre le proprie emissioni di gas ad effetto serra del 30% entro il 2020.

"A Copenaghen è in gioco qualcosa di più che un semplice negoziato: si gioca la sfida più importante per un futuro sostenibile. E la si vince se si superano i problemi storici tra nord e sud del mondo", ha detto il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo, parlando a Roma, nel corso della presentazione del rapporto di sostenibilità 2008 di Finmeccanica. Secondo il ministro, pur in assenza di un nuovo protocollo, non si potrà parlare di conferenza fallita. L'idea che sta emergendo nei negoziati preparatori, infatti, è quello di un accordo in due tempi: prima politico, poi operativo. "L'importante - ha messo in guardia la Prestigiacomo - è che non succeda quello che è avvenuto con il Protocollo di Kyoto", ovvero che alcuni stati, tra cui gli Stati Uniti, non lo hanno poi ratificato. Al tavolo dei negoziati, l'Europa chiederà anche che le tasse nel settore marittimo e in quello aereo vengano utilizzate per aiutare i Paesi più poveri a salire a bordo della lotta ai cambiamenti climatici.

"Tutte le emissioni devono essere ridotte, anche quelle degli aerei e delle navi. L'Unione europea esige che le tasse sul trasporto marittimo ed aereo siano utilizzate per pagare gli interventi nei Paesi più in difficoltà". Carlgren ha anche sottolineato l'importanza di uno stop al disboscamento delle foreste pluviali e tropicali: "La distruzione di queste foreste dovrà essere ridotta entro il 2020 ed eliminata entro il 2030, finendo con le politiche di disboscamento e rafforzando quelle per la creazione di un'agricoltura sostenibile". Per aiutare i paesi in via di sviluppo, la Ue ha stimato in 100 miliardi di euro l'anno in totale entro il 2020 la necessità di finanziamenti. Mentre per il cosiddetto "avvio rapido" (2010-2012), il bisogno dei paesi più poveri è stato calcolato dall'Onu in 10 miliardi di dollari l'anno.(Ansa)


 

25 novembre 2009 - TAG: Clima | Copenaghen | Europa |


 

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