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ACQUA

 

 

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Acqua privata, passa la fiducia
Le Regioni: Ricorso alla Consulta

Acqua di rubinetto
Si profila battaglia da parte delle Regioni sulle misure del decreto Ronchi che cambiano le regole di gestione dei servizi idrici e ampliano la possibilità d'azione dei privati. Dopo la fiducia, votata ieri, oggi è previsto il voto finale
 

Si profila battaglia da parte delle Regioni sulle misure del decreto Ronchi che cambiano le regole di gestione dei servizi idrici e ampliano la possibilità d'azione dei privati. Dopo la fiducia, votata ieri, oggi è previsto il voto finale. Ma alcune Regioni hanno già in cantiere un ricorso alla Corte Costituzionale e il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, ha detto senza mezzi termini che nel decreto ci sono "forzature" rispetto alle competenze regionali che calpestano "la leale collaborazione istituzionale".

Critico anche il presidente dell'Anci, Sergio Chiamparino, che trova "carente" il testo nella parte che riguarda la distinzione tra reti e gestione. "Quello che è importante resti pubblico - sottolinea - sono le reti". Quello dell'acqua, quindi, potrebbe diventare un terreno di scontro istituzionale, e rischia di tradursi anche in scontro politico, in vista delle regionali. Proprio la Regione guidata da Errani, l'Emilia Romagna, è fra quelle che si è già candidata ad appellarsi alla Consulta. "Valuteremo tutti i profili di costituzionalità per decidere quale iniziativa assumere. L'acqua non può non essere pubblica". Piemonte e Marche hanno già annunciato che seguiranno questa stessa strada.

Poi c'è la Puglia, che ha fatto da apripista, annunciando già una decina di giorni fa, l'intenzione di impugnare la legge. "Depositeremo il ricorso alla Corte costituzionale in tempi record", ha ribadito oggi il presidente Nichi Vendola, puntando l'indice contro la decisione di 'blindare' il dl: "E' un atto grave e violento - ha detto - che, tappando la bocca al parlamento, si sia chiesta la fiducia su un provvedimento che riguarda un bene di tutti". "La fiducia era necessaria - ribatte il ministro per gli Affari regionali Raffaele Fitto - perché il decreto scade il 24 novembre e la mole di emendamenti presentati dall'opposizione non ci avrebbe consentito di rispettare questo termine".
Il ministro giudica "strumentali" le polemiche sollevate dall'opposizione, ribadisce che l'acqua resterà pubblica, perché il decreto "interviene solo sulla gestione delle risorse idriche per dare un servizio migliore". E su questa base manifesta dubbi sulle posizioni manifestate da alcune Regioni: "Di incostituzionale nel testo mi sembra ci sia poco - afferma -. Probabilmente c'è un discorso di opposizione politica. Il decreto aveva già ricevuto un parere favorevole con raccomandazioni in Conferenza unificata da enti locali e regioni. Su queste raccomandazioni - assicura - lavoreremo". (Ansa)

 

19 novembre 2009 - TAG: Acqua | Privatizzazioni | Camera |


 

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