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TRAFFICO DI ANIMALI

 

 

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Traffico di cuccioli a Bologna
Rinvio a giudizio per 12 persone

Cane

Allevatori e veterinari accusatui di maltrattamento, frode in commercio e truffa. Un  affare da circa 70 mila euro. Rivenduti in Italia con documenti falsi, i cani provenienti dall’est Europa morivano in pochi giorni. Gli animalisti si costituiscono parte civile

Dodici rinviati a giudizio dal Gup di Bologna Bruno Giangiacomo per un traffico di cuccioli di cane da paesi dell'est Europa, pagati poche decine di euro e rivenduti in Italia con falsi documenti per presentarli come animali nati, cresciuti e selezionati in Italia. Le accuse vanno dal maltrattamento di animali, alla frode in commercio, truffa e, solo per sette, all'associazione per delinquere.

I rinviati a giudizio sono un commerciante di animali di Casalecchio di Reno (Bologna), sua moglie, due dipendenti, tre veterinari (uno dei quali dell'Asl di Bologna) e alcuni allevatori. Per altri tre imputati gli atti sono stati inviati a Milano per competenza territoriale. Uno degli indagati originali ha fatto l'abbreviato ed è stato assolto, una cittadina slovacca ha patteggiato una anno e sei mesi di pena. Il commerciante nel febbraio scorso era già stato condannato per una vicenda analoga.
Si sono costituite parti civili l'Enci (Ente nazionale cinofilia italiana, la Federfauna, l'Aaci, Associazione Allevatori Cinotecnici Italiani. L'inchiesta era stata condotta dal Pm Giuseppe Di Giorgio e dalla guardia di Finanza di Bologna. L'indagine era partita dagli esposti presentati da privati cittadini, in seguito all'acquisto compiuto in numerosi negozi e allevamenti, di cuccioli di cane che si ammalavano o morivano pochi giorni dopo.
Le Fiamme Gialle hanno così scoperto l'esistenza dell'organizzazione che importava illecitamente in Italia migliaia di cuccioli di cane di razze pregiate e facilmente commercializzabili da Russia e Romania. Gli animali venivano raccolti in Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria, quindi entravano in Italia dai valichi con l'Austria e la Slovenia e in seguito venivano smistati in centinaia di allevamenti e negozi del nord Italia.
I cuccioli venivano poi 'bonificati', cioè fatti passare come nati e cresciuti in strutture italiane. I cani erano infatti provvisti di microchip e certificato di vaccinazione antirabbica contraffatti. L'operazione consentiva di far lievitare il prezzo dei cuccioli, che venivano acquistati all'estero per 65 euro e poi rivenduti sul mercato nazionale a circa mille. Con questo sistema, secondo le indagini della Guardia di Finanza, tra 2002 e 2007, sarebbero arrivati oltre 70mila cuccioli, per un volume d'affari di oltre 70 milioni di euro. (Ansa)

 

05 novembre 2009 - TAG: Traffico di animali | Zoomafia | Bologna |


 

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