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Palmaria, giù lo “scheletrone”

L'abbattimento dello scheletrone di Palmaria

È stato abbattuto questa mattina l'ecomostro che si ergeva sull'isola da 41 anni. Soddisfatto il presidente della Regione Burlando. Legambiente: «Un bel giorno per paesaggio e legalità»
Link Scarica il dossier Ecomostri di Legambiente

Con l'esplosione di 672 cariche di nitroglicerinato è stato abbattuto stamani lo “Scheletrone”sull'Isola Palmaria, nel Parco regionale di Portovenere. Si tratta di una struttura in cemento armato, 8 mila metri cubi di calcestruzzo, costruita nel 1968, e considerata dagli ambientalisti la costruzione più brutta d'Italia. L’ecomostro, che da più di quarant’anni sfregiava uno dei luoghi più belli della Liguria, l’anno scorso trovava posto nel “libro nero” di Legambiente, tra i peggiori 5 ecomostri da abbattere segnalati dal dossier Mare Monstrum.

Per abbattere l’ecomostro sono stati usati 50 chili di esplosivo inseriti nei 224 pilastri che compongono i sette piani della struttura. Le cariche, innescate elettricamente, sono state fatte saltare con un impulso a 3000 volt dalla squadra di fuochini che, accompagnati dal direttore dei lavori e da alcuni incursori della Marina militare (custodi dell'esplosivo), si sono sistemati a 150 metri dalla costruzione, sull'isola. Le esplosioni sono avvenute in sei tempi, a 20 millisecondi l'una dall'altra. Secondo i programmi la prima parte della grande struttura di cemento armato è collassata completamente mentre la seconda struttura composta da sette piani si abbatterà, piano su piano.
 
«È un momento storico» ha detto il presidente della Regione Liguria Claudio Burlando, dopo avere dato via radio il segnale di avvio dell'operazione per abbattere lo “Scheletrone”nell'area di San Giovanni. «Le polemiche non rovinano questo momento - ha continuato Burlando riferendosi alle affermazioni di un esponente del PdL che chiedeva di rinviare l'operazione - Mi spiace che non si sia voluto condividere questo momento, a prescindere dalla appartenenza politica. È da così tanto tempo che esiste questo scempio che mi chiedo come mai nessuno si sia posto il problema di risolvere una cosa così».  
 
La demolizione della struttura ha dato un sospiro di sollievo, e rappresenta una vittoria della legalità che fa ben sperare sulla sorte delle brutture ancora in piedi, che con la loro presenza continuano a umiliare il Belpaese. Gli altri quattro ecomostri di cui ora si aspetta la demolizione sono: l’albergo di Alimuri a Vico Equense (Na), le palazzine di Lido Rossello a Realmonte (Ag), la Palafitta a Falerna (Cz) e il villaggio di Torre Mileto a Lesina (Fg). Ma queste sono solo le priorità. Nella lista ce ne sono molti altri.
 
In un dossier Legambiente fa una selezione degli ecomostri doc, per alcuni dei quali l’ordine di demolizione risale addirittura a decine di anni fa, ma che sono ancora tutti al loro posto. Come la Palafitta nel mare di Falerna (CZ) in Calabria o le centinaia di abusi a ridosso dell’Area marina protetta di Capo Rizzuto e dell’area Archeologica di Capo Colonna (Kr). Alcuni sono completamente abusivi, altre solo parzialmente, altre ancora perfettamente in regola con la legge, rappresentano, sempre, uno sfregio al paesaggio. Un modo di costruire in barba alle norme urbanistiche, alla civiltà e al rispetto del territorio.
 
 «L’abbattimento dello Scheletrone è il felice epilogo di una battaglia che abbiamo avviato con Goletta Verde circa vent’anni fa. Oggi a Portovenere è un bel giorno per il paesaggio e la legalità». Con queste parole Sebastiano Venneri, vicepresidente nazionale di Legambiente, presente a Portovenere insieme a una nutrita delegazione di Legambiente, ha commentato la demolizione di questa mattina.  
«Una vittoria – aggiunge Stefano Sarti, presidente di Legambiente Liguria – frutto del nostro impegno e di quello di quanti contro questo scempio si sono battuti con denunce, azioni giudiziarie e blitz. Dal sindaco fino alla magistratura, alle associazioni e a tutti i cittadini spezzini e non, che hanno voluto voltare pagina. Un ringraziamento anche alla Regione che ha avviato le procedure di esproprio dell’area e ha previsto il finanziamento per l’opera di demolizione».
 
Secondo i recenti dati di Ecomafia 2009 di Legambiente, nel 2008 sono state costruite altre 28 mila nuove case fuori legge (fonte Cresme). Al Sud e al Centro si tirano su case ex novo, mentre al Nord si ampliano le cubature. E se i condoni del 1985, del 1994 e del 2003 e l’annuncio del Piano casa del governo Berlusconi, si sono dimostrati ossigeno puro per i cementificatori, d’altro canto gli abbattimenti sono ancora troppo pochi, una manciata di casi in regioni martoriate dal cemento illegale, dove i manufatti abusivi sono migliaia.
 
«È necessario demolire ma anche riqualificare le zone dove il paesaggio è stato deturpato dal cemento selvaggio - ha aggiunto il vicepresidente nazionale di Legmabiente, Venneri - per questo non ci stancheremo anche con il nuovo viaggio di Goletta Verde di chiedere il rispetto delle regole, dell’ambiente e delle persone, teso allo sviluppo in nome della qualità. Ci auguriamo che questo abbattimento – ha concluso – preluda dunque alla caduta di tanti altri ecomostri che devastano e sfregiano il territorio e l’idea stessa di legalità»

 

22 maggio 2009 - TAG: Ecomostri | Paesaggio | Palmaria |


 

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