Il piccolo Stato ha deciso di mettere al bando la coltura del mais transgenico Mon810 della Monsanto, al pari di quanto hanno già fatto Austria, Ungheria, Grecia e Francia. «Non è stata provata l'innocuità»
Europa divisa sulla 'nazionalizzazione'
Il piccolo Lussemburgo ha deciso di mettere al bando la coltura del mais transgenico Mon810 della Monsanto, al pari di quanto hanno già fatto Austria, Ungheria, Grecia e Francia. La coltura del mais Mon 810 è l'unica autorizzata nel 1998 e per 10 anni nell'Ue. Quest'anno scade quindi l'autorizzazione e i partner europei attendono per i prossimi mesi la nuova valutazione scientifica. È anche per questa ragione che i ministri dell'ambiente dell'Ue il 2 marzo scorso, hanno respinto la richiesta di Bruxelles di mettere fine ai divieti nazionali di Austria e Ungheria.
In Lussemburgo il divieto nazionale provvisorio e scattato oggi ed è basato, secondo il ministero della salute lussemburghese, su recenti ricerche che "non permettono di concludere ad una totale innocuità del Mon810". A questo si aggiungono motivazioni "scientifiche, ecologiche e politiche" considerando anche che l'83% dei lussemburghesi intervistati in un sondaggio si sono espressi contro gli Ogm. Nel decreto, in particolare, si legge che "la tossina attiva Cry1Ab prodotta dal mais Mon810 è suscettibile di avere degli effetti su organismi non mirati, e che questa circostanza non permette di concludere all'innocuità ambientale di questo mais".
24 marzo 2009 - TAG: Ogm | Mais | Lussemburgo |